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mercoledì 26 gennaio 2011
grazie...
... perfetto sconosciuto con la cresta viola e il piercing al naso che mi hai fatto notare, mentre arrancavo sulla scala mobile trascinando borsa della spesa e tappetino da yoga, che avevo la tasca dello zaino aperta e stavo perdendo telefono, chiavi, e portafogli. Ti bacerei.
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martedì 18 gennaio 2011
La vicina S
Rieccomi. Dopo una settimana densa di lavoro, inclusa la Fiera del Turismo con il suo contorno di bella Italia, pizza, mafia (le fiere 'popolari' sanno essere dei veri bestiari, anche qui) e rotture di scatole assortite, sono pronta ad affrontare sette ore di delirio alcoolico domani (lavoro a una degustazione vini. Che qui il concetto di "degustare" vs "sfondarsi di vino aggratis" non è ben chiaro. Ne vedremo delle belle, ma soprattutto delle brutte, temo).
Siccome oggi ho avuto una giornata emotivamente un po' pesante (sono incazzata come una iena, in altre parole), volevo rallegrare un po' il mio spirito - e quello di chi mi legge - parlando dei miei vicini di casa. Anzi, penso che diluirò il mio racconto, dividendolo in più post.
Vivo in un vecchio palazzo dei primi del 900, a 5 piani. La posizione è ideale, si trova in un bel quartiere residenziale, al centro ci arrivo a piedi, è ben servito. Però, trovandosi sul piano ammezzato, il mio appartamento è piuttosto buio. E pure freddino, causa spifferi e finestre vecchiotte (per fortuna che c'è la stufona a gas vintage!). Ma non mi lamento troppo, anche perché l'affitto è buono e l'assicurazione del palazzo copre tutti i lavori di riparazione in seguito ai molteplici disastri che accadono a causa delle tubature vecchie e malandate. Ed è proprio grazie a uno di questi piccoli inconvenienti (il primo di una lunga serie) che ho conosciuto la vicina S, che abita sopra di me. Uno dei suoi tubi era esploso facendo piovere in casa mia, ma così tanto che ho dovuto chiamare i pompieri (e devo dire che ne è valsa la pena: i pompieri viennesi sono alti, biondi, con delle spalle da rugbisti).
S., 50 anni, croata, una vita trascorsa a fare la cameriera in albergo, un matrimonio fallito alle spalle, senza figli. Frequenta da due anni un avvocato (e chiamala scema!), divorziato pure lui, con due figli. E' in costante competizione con la ex moglie del suddetto, che lavora con lui. Un giorno mi suona alla porta ed esordisce - senza nemmeno salutarmi - con un:
S: - Ciao, ce l'hai un lavoro?
Kat: - Beh, sì, sto lavorando, perché?
S: - Voglio eliminare l'ex moglie di G, ma poi servirà una segretaria allo studio legale e pensavo che tu saresti la candidata ideale.
Kat: ...
Ho educatamente rifiutato, ringraziando per l'interessamento, ma soprattutto non ho chiesto come avesse intenzione di eliminare la rivale. Vorrei però rassicurare gli amici lettori: l'ex moglie del principe del foro è ancora viva e vegeta, o almeno lo era sotto natale, quando S. mi ha invitato per un tè a casa sua:
S: - Ti faccio assaggiare questo ottimo decotto di zenzero e aglio.
Kat: No no per carità! Che schifo!
S: - Ma è delizioso!
Kat: - Ti ho detto che ne faccio volentieri a meno, ma perché ti infliggi una simile tortura?
S (alternando un sorso di decotto a un morso di biscotto): - No è che dopodomani c'è la cena di famiglia a casa di G., e ci sarà pure la sua ex. E io devo dimagrire. Aglio e zenzero fanno miracoli!
Fossi in te, cara S., ne offrirei una tazza alla rivale. Sia mai che tu riesca nel tuo intento!
Siccome oggi ho avuto una giornata emotivamente un po' pesante (sono incazzata come una iena, in altre parole), volevo rallegrare un po' il mio spirito - e quello di chi mi legge - parlando dei miei vicini di casa. Anzi, penso che diluirò il mio racconto, dividendolo in più post.
Vivo in un vecchio palazzo dei primi del 900, a 5 piani. La posizione è ideale, si trova in un bel quartiere residenziale, al centro ci arrivo a piedi, è ben servito. Però, trovandosi sul piano ammezzato, il mio appartamento è piuttosto buio. E pure freddino, causa spifferi e finestre vecchiotte (per fortuna che c'è la stufona a gas vintage!). Ma non mi lamento troppo, anche perché l'affitto è buono e l'assicurazione del palazzo copre tutti i lavori di riparazione in seguito ai molteplici disastri che accadono a causa delle tubature vecchie e malandate. Ed è proprio grazie a uno di questi piccoli inconvenienti (il primo di una lunga serie) che ho conosciuto la vicina S, che abita sopra di me. Uno dei suoi tubi era esploso facendo piovere in casa mia, ma così tanto che ho dovuto chiamare i pompieri (e devo dire che ne è valsa la pena: i pompieri viennesi sono alti, biondi, con delle spalle da rugbisti).
S., 50 anni, croata, una vita trascorsa a fare la cameriera in albergo, un matrimonio fallito alle spalle, senza figli. Frequenta da due anni un avvocato (e chiamala scema!), divorziato pure lui, con due figli. E' in costante competizione con la ex moglie del suddetto, che lavora con lui. Un giorno mi suona alla porta ed esordisce - senza nemmeno salutarmi - con un:
S: - Ciao, ce l'hai un lavoro?
Kat: - Beh, sì, sto lavorando, perché?
S: - Voglio eliminare l'ex moglie di G, ma poi servirà una segretaria allo studio legale e pensavo che tu saresti la candidata ideale.
Kat: ...
Ho educatamente rifiutato, ringraziando per l'interessamento, ma soprattutto non ho chiesto come avesse intenzione di eliminare la rivale. Vorrei però rassicurare gli amici lettori: l'ex moglie del principe del foro è ancora viva e vegeta, o almeno lo era sotto natale, quando S. mi ha invitato per un tè a casa sua:
S: - Ti faccio assaggiare questo ottimo decotto di zenzero e aglio.
Kat: No no per carità! Che schifo!
S: - Ma è delizioso!
Kat: - Ti ho detto che ne faccio volentieri a meno, ma perché ti infliggi una simile tortura?
S (alternando un sorso di decotto a un morso di biscotto): - No è che dopodomani c'è la cena di famiglia a casa di G., e ci sarà pure la sua ex. E io devo dimagrire. Aglio e zenzero fanno miracoli!
Fossi in te, cara S., ne offrirei una tazza alla rivale. Sia mai che tu riesca nel tuo intento!
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lunedì 10 gennaio 2011
LisBona in pillole
Non ho intenzione di annoiare nessuno con un romanzo sul mio capodanno portoghese. Ho deciso quindi di farne un sunto, una checklist, un 'célo-manca', se vogliamo. Ecco allora la versione condensata dell'avventura di Kat e la sua amica A. nella capitale della Lusitania:
- volo Iberia in ritardo: check
- infante spagnolo svomitazzante sul suddetto volo, ovviamente seduto davanti a noi: check
- tassametro magico che, giunti a destinazione, magicamente fa raddoppiare la tariffa del taxi: check
- orde di turisti italiani che si rivolgevano in spagnolo ai locali (causando in questi ultimi comprensibili moti d'amore e gioia smisurata): check
- scale: check
- 16 gradi di giorno, 15 di sera: check
- sole primaverile: check
- pioggerella leggera e fugace che come se ne viene, così se ne va: check
- scale: check
- giro con il pittoresco tram che sembra fatto di latta e si inerpica su e giù per calli strettissime rischiando di spappolare incauti turisti: check
- mal di tram: check
- test di tutti gli elevadores cittadini: check
- scale: check
- cotoletta impanata con contorno di frutta (per me che non mangio insalata un sogno diventato realtà): check
- vino porto a 4 euro il bicchiere: check
- ginjinha: checkissimo, che scoperta, la vera rivelazione del viaggio! C'è un negozietto che serve solo questo liquore, in bicchierini di plastica, e la gente fa la fila per comprarlo! Ovviamente, ne ho presa una bottiglia.
- musei, chiese, monasteri: check
- torre di Belém: con le sue strettissime scale a chiocciola e gli ingorghi di turisti: check
- scale: check
- azulejos, le famose piastrelle azzurre: check
- capodanno in piazza con band locale: una specie di Elio e le Storie Tese portoghesi. Dovevano essere assai esilaranti, peccato non aver capito un tubo: check
- i fuochi d'artificio più spettacolari mai visti. Complimenti al comune di Lisbona: un tripudio di scintille provenienti dall'acqua e dagli edifici che circondano la Praça do Comerço: check
- farsi offrire della droga per strada: evidentemente lo spaccio è poca cosa, là :-) . Ma poi io mi chiedo, se volessi acquistare della roba, siamo proprio sicuri che mi fiderei di un tizio dagli occhi a palla e senza denti che mi offre fialette dal contenuto ignoto assicurandomi che è 'very good'? check
- scale: check
- dare un euro a un suonatore di fisarmonica stonatissimo sperando che si sposti: check
- giro in funicolare sopra il quartiere moderno dell'Expo e visita all'Oceanario: check (mi sono innamorata del pesce luna)
- merenda con dolci talmente dolci che poi ti si incollavano le fauci e ti si chiudeva l'esofago: check
- pasteis de nata: check
- scale: check
- sono rammaricata di non aver provato il baccalà e ascoltato il fado, anche se penso che mi sarei depressa (per il fado, eh, non per il baccalà). uncheck.
Tutto sommato un viaggio riuscitissimo. Lisbona è pittoresca, anche se non mi ha folgorata. Tanti contrasti, tipo l'autobus modernissimo con il wi-fi che passa accanto ad un edificio che un tempo dev'esser stato bellissimo, ma che sta cadendo a pezzi. Scorci mozzafiato e angoli molto degradati. Maestoso il fiume Tago che si riversa nell'oceano. Maestoso pure il ponte Vasco da Gama, lungo 17,5 km. Si mangia bene, si beve anche meglio. Insomma, da vedere assolutamente, ma non credo ci vivrei.
Troppe scale, forse?
- giro in funicolare sopra il quartiere moderno dell'Expo e visita all'Oceanario: check (mi sono innamorata del pesce luna)
- merenda con dolci talmente dolci che poi ti si incollavano le fauci e ti si chiudeva l'esofago: check
- pasteis de nata: check
- scale: check
- sono rammaricata di non aver provato il baccalà e ascoltato il fado, anche se penso che mi sarei depressa (per il fado, eh, non per il baccalà). uncheck.
Tutto sommato un viaggio riuscitissimo. Lisbona è pittoresca, anche se non mi ha folgorata. Tanti contrasti, tipo l'autobus modernissimo con il wi-fi che passa accanto ad un edificio che un tempo dev'esser stato bellissimo, ma che sta cadendo a pezzi. Scorci mozzafiato e angoli molto degradati. Maestoso il fiume Tago che si riversa nell'oceano. Maestoso pure il ponte Vasco da Gama, lungo 17,5 km. Si mangia bene, si beve anche meglio. Insomma, da vedere assolutamente, ma non credo ci vivrei.
Troppe scale, forse?
lunedì 13 dicembre 2010
Kat-a-Klismen
Oggi, mentre uscivo dal supermercato, il mio orecchio ha colto l'inconfondibile brusìo (...) dei turisti italiani e mi è tornato in mente un aneddoto di un paio di estati fa.
La sottoscritta si trova in pieno centro storico, con un mal di testa di quelli che spaccano. Caldo boia. Decido di passare in farmacia a farmi dare qualcosa. Entrando noto davanti alla farmacia una coppia di turisti che sfoglia freneticamente una guida turistica, le ultime pagine, quelle con l'appendice e il glossario delle frasi utili. Italiani, penso. Quelli li sgami subito, eh, hanno proprio un look distintivo (e non sto parlando solo di zainetti invicta eh, ma proprio dell'aspetto generale dell'italiano in vacanza. Gli italiani non vanno in giro in ciabatte e calzini, o in bermuda e berretto alla pescatora, ma sono quasi sempre ben curati. E griffati.).
Dicevo: entro, prendo la mia scatolina di ibuprofene e faccio per uscire, minding my own business. I due sono ancora lì. Sembrano preoccupati, forse - mi dico - hanno veramente bisogno di aiuto. Ed in questo momento si risveglia il mio spirito di crocerossina, la mia indole da paladina degli Italiani all'Estero. Sfodero la pettorina di SuperKat e uno dei miei migliori sorrisi, mi avvicino e cinguetto:
"Vi serve una manooooo??"
- marito, dopo un attimo di smarrimento (ma come avrà fatto a sgamarci, questa?): "Aaaaah, parla italiano! Ah, ma è un dono dal cielo! Sì, sì la prego! Mia moglie avrebbe bisogno dei.. delle..."
- moglie: "delle perette di glicerina!!!"
****du- dum duuuummm**** ---> il sorriso smagliante di SuperKat si spegne lentamente. Oh caspio. Nella mia pluriennale carriera di interprete, stranamente, non mi è mai, mai, capitato di incontrare la parola "clistere".
Bene. Calma e sangue freddo. Una buona interprete deve essere in grado di veicolare il messaggio, sempre e comunque.
SuperKat (col sorriso ormai tirato): "Non c'è problema! Orsù, entriamo!"
Scena II. Al banco della farmacia.
Giovane farmacista donna: "Bitte!"
SuperKat (in tedesco): "La signora, qui, ehm avrebbe bisogno di...."
Giovane farmacista donna: "Sì??? (*daje, e spicciati!*)
SuperKat (tutto d'un fiato): "La signora qui è costipata e le servirebbe ....."
Giovane farmacista donna: "Un lassativo?"
SuperKat: "Ehm... no, cioè, l'altro...metodo per ... no?" (uddio ma come mi escono?)
Giovane farmacista donna, speranzosa: "Ahhh, le supposte?"
SuperKat (ormai sudata): "Nooo, ma quasi (fuochino)!" e... si riduce a mimare il gesto di ... fare un clistere. Sì, proprio così. Paonazza in volto, ha fatto un clistere in aria.
Giovane farmacista donna: "AAAAAHHHH, Mikroklismen!!!"
Ecco. Mikroklismen. Semplice no? A questo punto, SuperKat (ormai non più tanto super) ormai sta mentalmente consumando il pacchetto di pastiglie di ibuprofene appena acquistato.
La farmacista produce una scatoletta con le tanto bramate pompette, SuperKat si gira tronfia verso i suoi due assistiti, chiedendo: "Signori, a posto??"
".... veramente a me servivano di formato grande!"
Morale: la prossima volta mi sa che tiro dritta.
La sottoscritta si trova in pieno centro storico, con un mal di testa di quelli che spaccano. Caldo boia. Decido di passare in farmacia a farmi dare qualcosa. Entrando noto davanti alla farmacia una coppia di turisti che sfoglia freneticamente una guida turistica, le ultime pagine, quelle con l'appendice e il glossario delle frasi utili. Italiani, penso. Quelli li sgami subito, eh, hanno proprio un look distintivo (e non sto parlando solo di zainetti invicta eh, ma proprio dell'aspetto generale dell'italiano in vacanza. Gli italiani non vanno in giro in ciabatte e calzini, o in bermuda e berretto alla pescatora, ma sono quasi sempre ben curati. E griffati.).
Dicevo: entro, prendo la mia scatolina di ibuprofene e faccio per uscire, minding my own business. I due sono ancora lì. Sembrano preoccupati, forse - mi dico - hanno veramente bisogno di aiuto. Ed in questo momento si risveglia il mio spirito di crocerossina, la mia indole da paladina degli Italiani all'Estero. Sfodero la pettorina di SuperKat e uno dei miei migliori sorrisi, mi avvicino e cinguetto:
"Vi serve una manooooo??"
- marito, dopo un attimo di smarrimento (ma come avrà fatto a sgamarci, questa?): "Aaaaah, parla italiano! Ah, ma è un dono dal cielo! Sì, sì la prego! Mia moglie avrebbe bisogno dei.. delle..."
- moglie: "delle perette di glicerina!!!"
****du- dum duuuummm**** ---> il sorriso smagliante di SuperKat si spegne lentamente. Oh caspio. Nella mia pluriennale carriera di interprete, stranamente, non mi è mai, mai, capitato di incontrare la parola "clistere".
Bene. Calma e sangue freddo. Una buona interprete deve essere in grado di veicolare il messaggio, sempre e comunque.
SuperKat (col sorriso ormai tirato): "Non c'è problema! Orsù, entriamo!"
Scena II. Al banco della farmacia.
Giovane farmacista donna: "Bitte!"
SuperKat (in tedesco): "La signora, qui, ehm avrebbe bisogno di...."
Giovane farmacista donna: "Sì??? (*daje, e spicciati!*)
SuperKat (tutto d'un fiato): "La signora qui è costipata e le servirebbe ....."
Giovane farmacista donna: "Un lassativo?"
SuperKat: "Ehm... no, cioè, l'altro...metodo per ... no?" (uddio ma come mi escono?)
Giovane farmacista donna, speranzosa: "Ahhh, le supposte?"
SuperKat (ormai sudata): "Nooo, ma quasi (fuochino)!" e... si riduce a mimare il gesto di ... fare un clistere. Sì, proprio così. Paonazza in volto, ha fatto un clistere in aria.
Giovane farmacista donna: "AAAAAHHHH, Mikroklismen!!!"
Ecco. Mikroklismen. Semplice no? A questo punto, SuperKat (ormai non più tanto super) ormai sta mentalmente consumando il pacchetto di pastiglie di ibuprofene appena acquistato.
La farmacista produce una scatoletta con le tanto bramate pompette, SuperKat si gira tronfia verso i suoi due assistiti, chiedendo: "Signori, a posto??"
".... veramente a me servivano di formato grande!"
Morale: la prossima volta mi sa che tiro dritta.
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