Ho già detto che i locali, qui, non sono molto ferrati nell'arte del corteggiamento 'classica'. O meglio, ne hanno una propria, che va un po' a cozzare con ideali più romantici e, se vogliamo, convenzionali.
A volte, però, care donzelle, capita anche di trovarsi ad essere inaspettatamente ad essere l'oggetto del desiderio di un romantico e sobrio spasimante. I risultati, ahimè, non sono sempre eccellenti. Parlo per esperienza personale.
Ora, io ho 27 anni. Portati benissimo, per carità - o malissimo, a seconda dei punti di vista - perché a quanto pare attiro solo giovanotti, studentelli morti di fame e artisti squattrinati. Beh, con un rappresentante dell'ultima specie ci sto assieme da quasi 5 anni ormai. Colpa mia, suppongo. Il problema è che ... mi piaccion pure.
In ogni caso, nonostante io possa considerarmi "sentimentalmente impegnata", non disdegno un po' di innocente flirtaggio, una volta ogni tanto - per dare un bel calcio all'autostima, si capisce. Ultimamente, tuttavia, queste cose non mi capitano molto spesso, trovandomi in questa terra di cuori di ghiaccio (o forse sarà che ormai mi starò avvizzendo come quella povera cima di bambù in vaso che ho incautamente lasciato sopra il calorifero?).
Una sera, però, la vicina S mi ha trascinata al bar degli intellettuali balcanici sotto casa, perché doveva assolutamente monitorare l'ex moglie del suo principe del foro (con cui era in pausa di riflessione), che sarebbe stata lì anch'essa. Voleva assolutamente il mio parere su un sospetto ritorno di fiamma tra i due. Ebbene, entriamo, ci sediamo e iniziamo a chiacchierare amabilmente con gli altri avventori. A un certo punto, tale Max, un giovanotto alto, moro e con gli occhi azzurri (esteticamente proprio il mio tipo), che avevo già visto un paio di volte, si siede molto discretamente al mio fianco e, con mia somma sorpresa, attacca bottone.
In breve tempo vengo a scoprire che si sta laureando in filosofia, che scrive sceneggiature teatrali e che ha ben 24 anni.
Riporto un sunto della conversazione - il ragazzo sa indubbiamente come conquistare una donna... e tenersela.
Max: ma tu hai intenzione di sposarti? - ottima ouverture, qualsiasi donna sarebbe già ai suoi piedi
Kat: ??? huh?
Max: no, cioè, non con me, o magari anche sì, intendevo in generale...
Kat: naaah, non sono proprio il tipo, sto bene così. (e poi, per essere cortese, rigira la domanda): e tu?
Max: eeeh non so, forse sì, forse no, magari con te sì.
Kat: ... ah. Beh, ma ora che ti laurei, hai deciso cosa vuoi fare da grande?
Max: Non lo so, non ne ho idea. Magari trovo posto di assistente all'università, poi potrei trovarmi un lavoretto a caso, così posso finalmente pagare l'affitto. (complimenti per l'ambizione!)
Kat: (ormai a corto di domande di riserva). Ma hai un hobby, un vizio, qualcosa che ti piace fare, oltre alla scrittura?
Max: eh, fino a qualche mese fa bevevo, tanto, troppo, mi ubriacavo ogni sera. Ma ora sono sobrio. Però fumo tanto (soffiando con delicatezza fumo puzzolente in faccia alla sua preda - non fumatrice).
Kat: ah... ma che ne so, ballare, cucinare?
Max: no, non cucino, non ballo e non ho la patente (da sposare, proprio!). Però magari un giorno la faccio e ti porto in giro!
Kat: ... (non sapendo più che altro dire, sperando di levarselo di torno) Ma lo sai che io sono più grande di te, sì?
Max: Sì, lo so, ma sai che ti dico? Io ho sempre trovato le donne mature moooolto attraenti! (Mature. Ha detto mature. Donne. Mature.)
Kat: ah, grazie...?
segue un minuto di silenzio imbarazzante, al termine del quale, il caro ragazzo gioca il suo asso nella manica:
... sai, pensavo... magari quando mi laureo, in primavera, posso invitarti a cena fuori coi soldi che mi regalerà la nonna!
Che Giove me ne scampi! Mi giro disperata verso la vicina S., sperando di trovare in lei un'alleata, o almeno di liberarmi del baldo conquistador. Ma... la traditrice stava limonando col suo avvocato. Alla faccia del ritorno di fiamma!
Comunque ho deciso: dovessi mai aver bisogno di un marito, mi apposterò davanti alla clinica privata dietro casa aspettando di imbattermi casualmente in un ricco dottorino. Ma, con la fortuna che ho, mi imbatterò sicuramente in un paziente appena evaso da Psichiatria.
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venerdì 18 febbraio 2011
giovedì 3 febbraio 2011
Dinamiche di rimorchio - parte I
Se c'è una cosa che continuo a non capire e non capirò mai, credo, sono le tecniche di corteggiamento degli austriaci.
Oh voi donzelle, abituate ad avere sciami di maschi italici al vostro cospetto in discoteca, al bar, durante la passeggiata, oh fanciulle che non dovete muover dito per ottenere il numero di telefono del ragazzo al tavolo di fronte, oh donne che per strada ricevete apprezzamenti e languide occhiate dai passanti... lasciate ogni speranza, entrando in Austria.
Qui le dinamiche sono lievemente differenti. Va fatta inoltre una dovuta premessa: l'austriaco medio è piuttosto freddino e fatica ad 'aprirsi'. Per questo motivo si serve del ben noto, universale elisir anti-timidezza: l'alcool. Un austriaco loquace è un austriaco un po' incanforato (come direbbe mia nonna). Le serate tipo, qui, sono due:
a) serata tra amici, in birreria, tutti intorno ad un tavolo, si beve birra. Poi, si beve birra. Infine, si beve dell'altra birra. Se lui è interessato e lei ci sta, si finisce, senza troppe cerimonie, la serata a casa di uno o dell'altra. Come riescano a portare a termine un incontro amoroso, dopo tutta quella birra, mi sfugge;
b) serata in discoteca. Qui l'approccio è un po' diverso, dato che i protagonisti di regola non si conoscono. E l'ambiente non facilita di certo la conversazione, quindi occorre puntare tutto sulla comunicazione non verbale. Lui sta seduto al divanetto. Lei, bella, scosciata e sicura del fatto suo, lo nota, e si avvicina a passo di danza. Tunz, tunz. Lui, dopo averla inquadrata con la coda dell'occhio, finge nonchalance e continua a sorseggiare il suo cocktail. Tunz, tunz. Lei, indispettita dalla mancanza di contatto visivo (non mi vede? Perché non mi guarda? Sono qui!), gli gira intorno come un condor, sempre ballando, ed esibendo le proprie scosciate grazie come un imbonitore al mercato. Tunz, tunz (un metro e mezzo di coscia esposta forse non gli basta? Forse, se provo ad abbassare un po' la maglietta...). A questo punto, anche il più tordo si sarebbe accorto da un pezzo dell'interesse dimostrato dalla ragazza, ma il nostro persiste nella sua indifferenza. Anzi, rincara la dose, alzandosi, voltando la schiena a lei, ed esibendosi in qualche tranquilla mossa techno-minimal. Tunz, tunz. La fanciulla è ormai presa dallo sconforto (ho passato tre ore in bagno a passarmi la piastra sulle extension per niente!), ferita nell'orgoglio e nell'autostima (ma che ho che non va?) e si appresta a fare retromarcia, sempre, si capisce, a passo di danza. Tunz, tunz. Tenta un'ultima strada, quella dell'umiliazione assoluta: l'approccio diretto. Sarà lei a dare il proprio numero al giovane e sarà anche lei, probabilmente, a proporre un eventuale incontro amoroso. Che il giovanotto, ovviamente, fiero di aver ottenuto proprio quel che voleva, accetterà senza far storie.
Tunz, tunz.
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mercoledì 26 gennaio 2011
grazie...
... perfetto sconosciuto con la cresta viola e il piercing al naso che mi hai fatto notare, mentre arrancavo sulla scala mobile trascinando borsa della spesa e tappetino da yoga, che avevo la tasca dello zaino aperta e stavo perdendo telefono, chiavi, e portafogli. Ti bacerei.
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lunedì 24 gennaio 2011
I vicini invisibili
Stamattina ho avuto un risveglio alquanto brusco. E vorrei cogliere la palla al balzo per inaugurare la 2^ puntata della fiction 'Vicini di casa'.
C'è una categoria di vicini che non ho mai visto, ma di cui credo di conoscere alcune abitudini meglio di tutti gli altri. Io li chiamo gli "invisibili". Il primo è TumpTump.
Di TumpTump non so nulla. Non so che aspetto abbia, non so a che piano abiti, anzi, non so nemmeno se è uomo o donna. A orecchio direi uomo, ma non ne sono poi così tanto sicura. Per praticità mi riferirò a lui usando il maschile. L'unica cosa che so di TumpTump è che è assai mattiniero. Esce di casa verso le sei e trenta del mattino, a volte anche nel weekend. Suppongo che esca per fare jogging, e inizia a fare riscaldamento sulle scale di casa. Oppure ha semplicemente un passo molto, molto pesante e tanta, tanta fretta. Fatto sta che la mattina, ad ore antelucane quando magari io me ne sto giusto uscendo dal sonno REM, mi capita di sentire un violento TumpTumpTumpTumpTumpTumpTumpTumpTump che si protrae per un tempo stimato al corrispettivo di 5 rampe di scale. TumpTumpTumpTumpTumpTumpTumpTump. Il suono è difficile da riprodurre graficamente, ma immaginatevi un elefante che, dopo esser scivolato, percorre una scala a chiocciola rimbalzando sul fondoschiena. Ho reso l'idea?
Un altro vicino che allieta le mie mattine è Scream.
L'appartamento collocato fisicamente di fianco al mio - con cui condivido una parete - è abitato da quel che pare essere un gruppo di studenti (forse tre). Dico 'pare' perché gli inquilini in realtà non li ho mai visti, in quanto si servono di un altro ingresso e di un'altra scala. Però li sento. Eccome se li sento. Pur essendo studenti, sono anch'essi alquanto mattinieri. Specialmente l'unico maschio, che per motivi che non richiedono ulteriori spiegazioni, chiamerò Scream. C'è stato un periodo in cui il caro Scream si era messo in testa di voler imparare a suonare la chitarra. Da autodidatta. Con risultati, diciamocelo, assai scarsi. Fortunata io che, lavorando spesso da casa, potevo godere di un costante sottofondo musicale composto da varie e diversificate combinazioni di due soli accordi (sempre gli stessi). Plinn, plonn. Plonn, plinn. Una mattina, poi, Scream ha deciso di farmi una sorpresa, aggiungendo, alla musica, pure le parole. Così, alle 7.10 del mattino, mi ha resa partecipe della prima esecuzione di "Oh babyyyy, baby cooool, yeah yeah, baby cooool, yeah cooool!". Quale onore.
Scream ha anche un'abitudine molto particolare. O forse un tic, non so come definirlo. Spesso, per motivi che non mi è dato nemmeno intuire, strilla. Urla. Emette dei gridolini tipo "yiiihaaaaaaa", simili all'urlo del cowboy, per capirci, in falsetto. Alle ore più improbabili (e chissà perché quasi sempre alle prime luci del mattino).
E infatti, questa mattina, ore 7.05, proprio mentre stavo sognando di galleggiare su un materassino in qualche mare esotico, ho fatto un balzo di 10 centimetri ripiombando sul duro materasso ikea nella mia fredda stanza viennese, bruscamente riportata alla realtà da un
YIII-HAAAAAAAAA.
C'è una categoria di vicini che non ho mai visto, ma di cui credo di conoscere alcune abitudini meglio di tutti gli altri. Io li chiamo gli "invisibili". Il primo è TumpTump.
Di TumpTump non so nulla. Non so che aspetto abbia, non so a che piano abiti, anzi, non so nemmeno se è uomo o donna. A orecchio direi uomo, ma non ne sono poi così tanto sicura. Per praticità mi riferirò a lui usando il maschile. L'unica cosa che so di TumpTump è che è assai mattiniero. Esce di casa verso le sei e trenta del mattino, a volte anche nel weekend. Suppongo che esca per fare jogging, e inizia a fare riscaldamento sulle scale di casa. Oppure ha semplicemente un passo molto, molto pesante e tanta, tanta fretta. Fatto sta che la mattina, ad ore antelucane quando magari io me ne sto giusto uscendo dal sonno REM, mi capita di sentire un violento TumpTumpTumpTumpTumpTumpTumpTumpTump che si protrae per un tempo stimato al corrispettivo di 5 rampe di scale. TumpTumpTumpTumpTumpTumpTumpTump. Il suono è difficile da riprodurre graficamente, ma immaginatevi un elefante che, dopo esser scivolato, percorre una scala a chiocciola rimbalzando sul fondoschiena. Ho reso l'idea?
Un altro vicino che allieta le mie mattine è Scream.
L'appartamento collocato fisicamente di fianco al mio - con cui condivido una parete - è abitato da quel che pare essere un gruppo di studenti (forse tre). Dico 'pare' perché gli inquilini in realtà non li ho mai visti, in quanto si servono di un altro ingresso e di un'altra scala. Però li sento. Eccome se li sento. Pur essendo studenti, sono anch'essi alquanto mattinieri. Specialmente l'unico maschio, che per motivi che non richiedono ulteriori spiegazioni, chiamerò Scream. C'è stato un periodo in cui il caro Scream si era messo in testa di voler imparare a suonare la chitarra. Da autodidatta. Con risultati, diciamocelo, assai scarsi. Fortunata io che, lavorando spesso da casa, potevo godere di un costante sottofondo musicale composto da varie e diversificate combinazioni di due soli accordi (sempre gli stessi). Plinn, plonn. Plonn, plinn. Una mattina, poi, Scream ha deciso di farmi una sorpresa, aggiungendo, alla musica, pure le parole. Così, alle 7.10 del mattino, mi ha resa partecipe della prima esecuzione di "Oh babyyyy, baby cooool, yeah yeah, baby cooool, yeah cooool!". Quale onore.
Scream ha anche un'abitudine molto particolare. O forse un tic, non so come definirlo. Spesso, per motivi che non mi è dato nemmeno intuire, strilla. Urla. Emette dei gridolini tipo "yiiihaaaaaaa", simili all'urlo del cowboy, per capirci, in falsetto. Alle ore più improbabili (e chissà perché quasi sempre alle prime luci del mattino).
E infatti, questa mattina, ore 7.05, proprio mentre stavo sognando di galleggiare su un materassino in qualche mare esotico, ho fatto un balzo di 10 centimetri ripiombando sul duro materasso ikea nella mia fredda stanza viennese, bruscamente riportata alla realtà da un
YIII-HAAAAAAAAA.
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martedì 18 gennaio 2011
La vicina S
Rieccomi. Dopo una settimana densa di lavoro, inclusa la Fiera del Turismo con il suo contorno di bella Italia, pizza, mafia (le fiere 'popolari' sanno essere dei veri bestiari, anche qui) e rotture di scatole assortite, sono pronta ad affrontare sette ore di delirio alcoolico domani (lavoro a una degustazione vini. Che qui il concetto di "degustare" vs "sfondarsi di vino aggratis" non è ben chiaro. Ne vedremo delle belle, ma soprattutto delle brutte, temo).
Siccome oggi ho avuto una giornata emotivamente un po' pesante (sono incazzata come una iena, in altre parole), volevo rallegrare un po' il mio spirito - e quello di chi mi legge - parlando dei miei vicini di casa. Anzi, penso che diluirò il mio racconto, dividendolo in più post.
Vivo in un vecchio palazzo dei primi del 900, a 5 piani. La posizione è ideale, si trova in un bel quartiere residenziale, al centro ci arrivo a piedi, è ben servito. Però, trovandosi sul piano ammezzato, il mio appartamento è piuttosto buio. E pure freddino, causa spifferi e finestre vecchiotte (per fortuna che c'è la stufona a gas vintage!). Ma non mi lamento troppo, anche perché l'affitto è buono e l'assicurazione del palazzo copre tutti i lavori di riparazione in seguito ai molteplici disastri che accadono a causa delle tubature vecchie e malandate. Ed è proprio grazie a uno di questi piccoli inconvenienti (il primo di una lunga serie) che ho conosciuto la vicina S, che abita sopra di me. Uno dei suoi tubi era esploso facendo piovere in casa mia, ma così tanto che ho dovuto chiamare i pompieri (e devo dire che ne è valsa la pena: i pompieri viennesi sono alti, biondi, con delle spalle da rugbisti).
S., 50 anni, croata, una vita trascorsa a fare la cameriera in albergo, un matrimonio fallito alle spalle, senza figli. Frequenta da due anni un avvocato (e chiamala scema!), divorziato pure lui, con due figli. E' in costante competizione con la ex moglie del suddetto, che lavora con lui. Un giorno mi suona alla porta ed esordisce - senza nemmeno salutarmi - con un:
S: - Ciao, ce l'hai un lavoro?
Kat: - Beh, sì, sto lavorando, perché?
S: - Voglio eliminare l'ex moglie di G, ma poi servirà una segretaria allo studio legale e pensavo che tu saresti la candidata ideale.
Kat: ...
Ho educatamente rifiutato, ringraziando per l'interessamento, ma soprattutto non ho chiesto come avesse intenzione di eliminare la rivale. Vorrei però rassicurare gli amici lettori: l'ex moglie del principe del foro è ancora viva e vegeta, o almeno lo era sotto natale, quando S. mi ha invitato per un tè a casa sua:
S: - Ti faccio assaggiare questo ottimo decotto di zenzero e aglio.
Kat: No no per carità! Che schifo!
S: - Ma è delizioso!
Kat: - Ti ho detto che ne faccio volentieri a meno, ma perché ti infliggi una simile tortura?
S (alternando un sorso di decotto a un morso di biscotto): - No è che dopodomani c'è la cena di famiglia a casa di G., e ci sarà pure la sua ex. E io devo dimagrire. Aglio e zenzero fanno miracoli!
Fossi in te, cara S., ne offrirei una tazza alla rivale. Sia mai che tu riesca nel tuo intento!
Siccome oggi ho avuto una giornata emotivamente un po' pesante (sono incazzata come una iena, in altre parole), volevo rallegrare un po' il mio spirito - e quello di chi mi legge - parlando dei miei vicini di casa. Anzi, penso che diluirò il mio racconto, dividendolo in più post.
Vivo in un vecchio palazzo dei primi del 900, a 5 piani. La posizione è ideale, si trova in un bel quartiere residenziale, al centro ci arrivo a piedi, è ben servito. Però, trovandosi sul piano ammezzato, il mio appartamento è piuttosto buio. E pure freddino, causa spifferi e finestre vecchiotte (per fortuna che c'è la stufona a gas vintage!). Ma non mi lamento troppo, anche perché l'affitto è buono e l'assicurazione del palazzo copre tutti i lavori di riparazione in seguito ai molteplici disastri che accadono a causa delle tubature vecchie e malandate. Ed è proprio grazie a uno di questi piccoli inconvenienti (il primo di una lunga serie) che ho conosciuto la vicina S, che abita sopra di me. Uno dei suoi tubi era esploso facendo piovere in casa mia, ma così tanto che ho dovuto chiamare i pompieri (e devo dire che ne è valsa la pena: i pompieri viennesi sono alti, biondi, con delle spalle da rugbisti).
S., 50 anni, croata, una vita trascorsa a fare la cameriera in albergo, un matrimonio fallito alle spalle, senza figli. Frequenta da due anni un avvocato (e chiamala scema!), divorziato pure lui, con due figli. E' in costante competizione con la ex moglie del suddetto, che lavora con lui. Un giorno mi suona alla porta ed esordisce - senza nemmeno salutarmi - con un:
S: - Ciao, ce l'hai un lavoro?
Kat: - Beh, sì, sto lavorando, perché?
S: - Voglio eliminare l'ex moglie di G, ma poi servirà una segretaria allo studio legale e pensavo che tu saresti la candidata ideale.
Kat: ...
Ho educatamente rifiutato, ringraziando per l'interessamento, ma soprattutto non ho chiesto come avesse intenzione di eliminare la rivale. Vorrei però rassicurare gli amici lettori: l'ex moglie del principe del foro è ancora viva e vegeta, o almeno lo era sotto natale, quando S. mi ha invitato per un tè a casa sua:
S: - Ti faccio assaggiare questo ottimo decotto di zenzero e aglio.
Kat: No no per carità! Che schifo!
S: - Ma è delizioso!
Kat: - Ti ho detto che ne faccio volentieri a meno, ma perché ti infliggi una simile tortura?
S (alternando un sorso di decotto a un morso di biscotto): - No è che dopodomani c'è la cena di famiglia a casa di G., e ci sarà pure la sua ex. E io devo dimagrire. Aglio e zenzero fanno miracoli!
Fossi in te, cara S., ne offrirei una tazza alla rivale. Sia mai che tu riesca nel tuo intento!
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sabato 18 dicembre 2010
Nostalgie alimentari
Oggi allo "Spar Gourmet" ho trovato la scamorza affumicata. Ho dovuto soffocare un grido di giubilo.
Mentre mi accingevo a pagare, ho dato un'occhiata a ciò che la cassiera stava passando allo scanner: zucchine, mozzarella, olio d'oliva, pane per tramezzini (!), pomodori pelati rigorosamente italiani, prosciutto cotto, panna da cucina, pasta e tortellini. Vi lascio immaginare il prezzo finale. Ammetto di essere inorridita e di aver pensato "Oddio. Sono proprio italiana".
Io un tempo non ero così, anzi. Sono nata e cresciuta in Friuli Venezia Giulia, e la cucina locale è già piuttosto 'fusion', mescola elementi mitteleuropei e mediterranei. Sono cresciuta parlando due lingue e mangiando pasta col gulasch, per dire. Quando mi sono trasferita a Vienna, il frigo era pieno di würstel e knödel. Pranzavo volentieri con i salsicciotti del hotdoggaro alla fermata del tram e mi compravo pure la Wiener Schnitzel, la cotoletta, già pronta da scaldare.
Io sono una che non ha mai sbandierato la propria nazionalità, tantomeno col cibo. Mi considero una gran cosmopolita e all'estero assaggio sempre le pietanze locali.
Adoro la cucina etnica, e qui ce n'è veramente per tutti i gusti: mi trasferirei in un buffet asiatico, se potessi.
Però, però, ultimamente ho notato di essere diventata un po', come dire? Culinariamente snob? Nostalgica? Sono qui ormai da troppo tempo e sto cercando di ritrovare un'identità aggrappandomi al cibo? Starò diventando *gasp* italofila??? Non so, fatto sta che:
- i formaggi locali mi "puzzano" e mangerei solo pecorino e scamorza.
- con tutto il pane buonissimo che fanno, qui, ultimamente mi viene sempre più voglia di mangiar tramezzini!
- nota dolente. La pizza. Qui pullula di pizzerie 'tarocche' (con nomi improbabili tipo "Casa nostra" "Don Diabolo" "Nubia: pizza/pasta/cucina viennese/specialità mediorientali") che fanno la pizza con un imprecisato formaggio giallino e le spennellano ben bene di una fantastica, profumatissima emulsione di olio e aglio sintetico in polvere (bleah). Ecco. Io queste pizze non le posso mangiare. Non ce la faccio. Quindi, mi resta solo l'opzione: pizza italiana. Che, ahimè, qui ha dei costi piuttosto proibitivi, quindi non è che me la posso concedere una volta a settimana. E quindi me la faccio. Con la mozzarella, possibilmente di bufala, se la trovo (Oh, io prima di venir qui non sapevo nemmeno cosa fosse, la mozzarella di bufala). E con il prosciutto cotto importato (che costa una fortuna, peraltro).
- last but not least: i pandistelle. E qui credo mi capiranno molti espatriati. Qui in Austria (ma anche altrove) è assolutamente sconosciuto il concetto di 'inzuppare i biscotti nel latte/caffé/thé'. Anche la colazione è prevalentemente salata. I biscotti che fanno qui son tutti enormi, burrosissimi, pesantissimi e mal si prestano al tanto amato rituale mattutino. Chi non ci è passato non lo sa: l'astinenza è atroce. Quindi, con gli altri italiani, abbiamo organizzato un network di contrabbando di pandistelle. Chi scende in Italia, raccoglie ordinazioni e al ritorno distribuisce il malloppo. L'ultima volta avevo 4kg di biscotti in valigia.
Durante la mia ultima puntata a casa, sono andata alla coop per comprare qualche piccola cosa (oltre ai suddetti pandistelle) da portare con me a Vienna. I supermercati italiani, paragonati a quelli austriaci, sono il giardino dell'eden, delle oasi di abbondanza incredibili. E io mi sento una scema, ma davvero: giro per gli scaffali e penso: oooh, quanta frutta, oooooh 18292898 varietà di pasta! Ooooh l'olio d'oliva al limone! Oh come costa poco! Ooooh lo stracchino e la robiola! Il banco dei salumi con la mortadella! Ooooh il pesce fresco!!! Di solito compro qualche risotto in busta, per le emergenze o per quando torno a casa tardi e non mi va di spadellare. Questa volta, completamente estasiata, accecata e inebetita da cotale e cotanta abbondanza di italico cibo, ho messo nel carrello (e poi in valigia) tre buste di...
...pasta e fagioli. Liofilizzata.
Qualcuno mi aiuti, ma davvero.
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lunedì 13 dicembre 2010
Kat-a-Klismen
Oggi, mentre uscivo dal supermercato, il mio orecchio ha colto l'inconfondibile brusìo (...) dei turisti italiani e mi è tornato in mente un aneddoto di un paio di estati fa.
La sottoscritta si trova in pieno centro storico, con un mal di testa di quelli che spaccano. Caldo boia. Decido di passare in farmacia a farmi dare qualcosa. Entrando noto davanti alla farmacia una coppia di turisti che sfoglia freneticamente una guida turistica, le ultime pagine, quelle con l'appendice e il glossario delle frasi utili. Italiani, penso. Quelli li sgami subito, eh, hanno proprio un look distintivo (e non sto parlando solo di zainetti invicta eh, ma proprio dell'aspetto generale dell'italiano in vacanza. Gli italiani non vanno in giro in ciabatte e calzini, o in bermuda e berretto alla pescatora, ma sono quasi sempre ben curati. E griffati.).
Dicevo: entro, prendo la mia scatolina di ibuprofene e faccio per uscire, minding my own business. I due sono ancora lì. Sembrano preoccupati, forse - mi dico - hanno veramente bisogno di aiuto. Ed in questo momento si risveglia il mio spirito di crocerossina, la mia indole da paladina degli Italiani all'Estero. Sfodero la pettorina di SuperKat e uno dei miei migliori sorrisi, mi avvicino e cinguetto:
"Vi serve una manooooo??"
- marito, dopo un attimo di smarrimento (ma come avrà fatto a sgamarci, questa?): "Aaaaah, parla italiano! Ah, ma è un dono dal cielo! Sì, sì la prego! Mia moglie avrebbe bisogno dei.. delle..."
- moglie: "delle perette di glicerina!!!"
****du- dum duuuummm**** ---> il sorriso smagliante di SuperKat si spegne lentamente. Oh caspio. Nella mia pluriennale carriera di interprete, stranamente, non mi è mai, mai, capitato di incontrare la parola "clistere".
Bene. Calma e sangue freddo. Una buona interprete deve essere in grado di veicolare il messaggio, sempre e comunque.
SuperKat (col sorriso ormai tirato): "Non c'è problema! Orsù, entriamo!"
Scena II. Al banco della farmacia.
Giovane farmacista donna: "Bitte!"
SuperKat (in tedesco): "La signora, qui, ehm avrebbe bisogno di...."
Giovane farmacista donna: "Sì??? (*daje, e spicciati!*)
SuperKat (tutto d'un fiato): "La signora qui è costipata e le servirebbe ....."
Giovane farmacista donna: "Un lassativo?"
SuperKat: "Ehm... no, cioè, l'altro...metodo per ... no?" (uddio ma come mi escono?)
Giovane farmacista donna, speranzosa: "Ahhh, le supposte?"
SuperKat (ormai sudata): "Nooo, ma quasi (fuochino)!" e... si riduce a mimare il gesto di ... fare un clistere. Sì, proprio così. Paonazza in volto, ha fatto un clistere in aria.
Giovane farmacista donna: "AAAAAHHHH, Mikroklismen!!!"
Ecco. Mikroklismen. Semplice no? A questo punto, SuperKat (ormai non più tanto super) ormai sta mentalmente consumando il pacchetto di pastiglie di ibuprofene appena acquistato.
La farmacista produce una scatoletta con le tanto bramate pompette, SuperKat si gira tronfia verso i suoi due assistiti, chiedendo: "Signori, a posto??"
".... veramente a me servivano di formato grande!"
Morale: la prossima volta mi sa che tiro dritta.
La sottoscritta si trova in pieno centro storico, con un mal di testa di quelli che spaccano. Caldo boia. Decido di passare in farmacia a farmi dare qualcosa. Entrando noto davanti alla farmacia una coppia di turisti che sfoglia freneticamente una guida turistica, le ultime pagine, quelle con l'appendice e il glossario delle frasi utili. Italiani, penso. Quelli li sgami subito, eh, hanno proprio un look distintivo (e non sto parlando solo di zainetti invicta eh, ma proprio dell'aspetto generale dell'italiano in vacanza. Gli italiani non vanno in giro in ciabatte e calzini, o in bermuda e berretto alla pescatora, ma sono quasi sempre ben curati. E griffati.).
Dicevo: entro, prendo la mia scatolina di ibuprofene e faccio per uscire, minding my own business. I due sono ancora lì. Sembrano preoccupati, forse - mi dico - hanno veramente bisogno di aiuto. Ed in questo momento si risveglia il mio spirito di crocerossina, la mia indole da paladina degli Italiani all'Estero. Sfodero la pettorina di SuperKat e uno dei miei migliori sorrisi, mi avvicino e cinguetto:
"Vi serve una manooooo??"
- marito, dopo un attimo di smarrimento (ma come avrà fatto a sgamarci, questa?): "Aaaaah, parla italiano! Ah, ma è un dono dal cielo! Sì, sì la prego! Mia moglie avrebbe bisogno dei.. delle..."
- moglie: "delle perette di glicerina!!!"
****du- dum duuuummm**** ---> il sorriso smagliante di SuperKat si spegne lentamente. Oh caspio. Nella mia pluriennale carriera di interprete, stranamente, non mi è mai, mai, capitato di incontrare la parola "clistere".
Bene. Calma e sangue freddo. Una buona interprete deve essere in grado di veicolare il messaggio, sempre e comunque.
SuperKat (col sorriso ormai tirato): "Non c'è problema! Orsù, entriamo!"
Scena II. Al banco della farmacia.
Giovane farmacista donna: "Bitte!"
SuperKat (in tedesco): "La signora, qui, ehm avrebbe bisogno di...."
Giovane farmacista donna: "Sì??? (*daje, e spicciati!*)
SuperKat (tutto d'un fiato): "La signora qui è costipata e le servirebbe ....."
Giovane farmacista donna: "Un lassativo?"
SuperKat: "Ehm... no, cioè, l'altro...metodo per ... no?" (uddio ma come mi escono?)
Giovane farmacista donna, speranzosa: "Ahhh, le supposte?"
SuperKat (ormai sudata): "Nooo, ma quasi (fuochino)!" e... si riduce a mimare il gesto di ... fare un clistere. Sì, proprio così. Paonazza in volto, ha fatto un clistere in aria.
Giovane farmacista donna: "AAAAAHHHH, Mikroklismen!!!"
Ecco. Mikroklismen. Semplice no? A questo punto, SuperKat (ormai non più tanto super) ormai sta mentalmente consumando il pacchetto di pastiglie di ibuprofene appena acquistato.
La farmacista produce una scatoletta con le tanto bramate pompette, SuperKat si gira tronfia verso i suoi due assistiti, chiedendo: "Signori, a posto??"
".... veramente a me servivano di formato grande!"
Morale: la prossima volta mi sa che tiro dritta.
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domenica 5 dicembre 2010
Quando i pinguini fanno ooooh..
... che bel freschino, si sta benino...
Stamattina c'erano -8°C. E i miei geloni alle mani, che han fatto capolino puntuali con la prima neve, ringraziano sentitamente.
Però ora sto godendo del piacevole tepore, dello stato di grazia e di equilibrio interiore donatomi dal fantastico workshop di yoga di 4 ore e mezzo (mica cotica!!!). L'ohm, intonato un centinaio di volte, e la danza mistica ci hanno quasi trascinati in trance. Bello, lo farei tutti i giorni (certo, non 4 ore e mezza...). Tra l'altro, gli workshop della mia maestra di yoga prevedono, verso la fine, anche un "pic nic" vegetariano, a cui ogni partecipante contribuisce come può e come vuole. Questa volta ho preparato un cous cous con le verdure. Che è stato un successone (non è che sia poi difficile impressionare un austriaco, dal punto di vista culinario... oggi mi è stata servita una torta dolce alle zucchine, ad esempio) anche se è stato definito, sommariamente,"Kuskus-Salat". Oh ma per questi tutto "Salat" deve essere? Il tutto si riduce ad un'insalata: l'insalata di patate, l'insalata di crauti, l'insalata di .... insaccato! Proprio così, parlo della famigerata Wurstsalat.
Fun fact riguardo il cous cous: da vegetariano che era, mentre lo preparavo ieri ha rischiato di diventare "arricchito di proteine animali". Volevo aggiungerci dei pinoli, per far scena. Mi sono accorta all'ultimo, prima di rovesciarne il contenuto nella padella con le verdurine, che il sacchetto dei pinoli aveva fatto i vermi.
Però... sarebbe stato carino vedere la faccia delle mie compagne di corso vegetariane se si fossero trovate un vermicello arrostito nel piatto!
Cooomunque, per tornare al titolo del post. Stanotte, con sto freddo, arriverà San Nicolò, o Nikolaus, o Nikolo, il canuto vescovo barbuto, e porterà tanti regali ai bimbi buoni. Da me è arrivato in anticipo, travestito da pacco di amazon.de, e mi ha portato una wii. Grazie Nikolo!
San Nicolò arriva accompagnato dai Krampus, degli incroci tra uomo, demone e caprone che lo seguono e prendono a frustate i bambini cattivi. E io, per rispettare la tradizione, questa sera mi mangerò uno di questi:
... il Milka-Krampus!!!
Buon Nikolaus a tutti! E fate i bravi!!!
Stamattina c'erano -8°C. E i miei geloni alle mani, che han fatto capolino puntuali con la prima neve, ringraziano sentitamente.
Però ora sto godendo del piacevole tepore, dello stato di grazia e di equilibrio interiore donatomi dal fantastico workshop di yoga di 4 ore e mezzo (mica cotica!!!). L'ohm, intonato un centinaio di volte, e la danza mistica ci hanno quasi trascinati in trance. Bello, lo farei tutti i giorni (certo, non 4 ore e mezza...). Tra l'altro, gli workshop della mia maestra di yoga prevedono, verso la fine, anche un "pic nic" vegetariano, a cui ogni partecipante contribuisce come può e come vuole. Questa volta ho preparato un cous cous con le verdure. Che è stato un successone (non è che sia poi difficile impressionare un austriaco, dal punto di vista culinario... oggi mi è stata servita una torta dolce alle zucchine, ad esempio) anche se è stato definito, sommariamente,"Kuskus-Salat". Oh ma per questi tutto "Salat" deve essere? Il tutto si riduce ad un'insalata: l'insalata di patate, l'insalata di crauti, l'insalata di .... insaccato! Proprio così, parlo della famigerata Wurstsalat.
Fun fact riguardo il cous cous: da vegetariano che era, mentre lo preparavo ieri ha rischiato di diventare "arricchito di proteine animali". Volevo aggiungerci dei pinoli, per far scena. Mi sono accorta all'ultimo, prima di rovesciarne il contenuto nella padella con le verdurine, che il sacchetto dei pinoli aveva fatto i vermi.
Però... sarebbe stato carino vedere la faccia delle mie compagne di corso vegetariane se si fossero trovate un vermicello arrostito nel piatto!
Cooomunque, per tornare al titolo del post. Stanotte, con sto freddo, arriverà San Nicolò, o Nikolaus, o Nikolo, il canuto vescovo barbuto, e porterà tanti regali ai bimbi buoni. Da me è arrivato in anticipo, travestito da pacco di amazon.de, e mi ha portato una wii. Grazie Nikolo!
San Nicolò arriva accompagnato dai Krampus, degli incroci tra uomo, demone e caprone che lo seguono e prendono a frustate i bambini cattivi. E io, per rispettare la tradizione, questa sera mi mangerò uno di questi:
... il Milka-Krampus!!!
Buon Nikolaus a tutti! E fate i bravi!!!
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mercoledì 1 dicembre 2010
scendi giù dal ciel...
neve!
Stamattina mi sono svegliata così:
Ora è sera, e sta ancora nevicando.
Bellissimo!
A metà mattina sono uscita per andare al Finanzamt (che sarebbe poi l'Agenzia delle Entrate... ma che begli appuntamenti mattutini, ma qual vita sociale eccitante!), e nevicava talmente forte che a momenti non vedevo nemmeno la strada. Temperatura percepita: -7°C
La sottoscritta era così bardata:
- calzamaglia
- calzettoni
- pantaloni imbottiti da snowboard, water resistant, in tessuto termico
- maglione dolcevita in lana di pecora di Andorra
- piumino imbottito di piume d'oca delle nevi
- berretto di lana rosso che mi da quel tocco da francesina (peccato che non si vedesse sotto il cappuccio del suddetto piumino)
- guanti in ciniglia rossa in tinta col berretto
- stivali-modello doposci con la pelliccia
Ebbene, mentre arrancavo a fatica sul marciapiede innevato cercando di orientarmi come meglio potevo, intabarrata com'ero e schiava degli innumerevoli strati di abbigliamento, al di sotto del cappuccio e in mezzo alla tormenta, vedo pervenire, dalla direzione opposta, un'angelica visione, che mi si è presentata dinnanzi in questo modo:
-minigonna girochiappe estrema
- calze velate
- scarpe décolleté tacco 12
- cappottino corto in panno color panna (e scusate se son ripetitiva)
che zompettava felice lasciando dietro di sé le inconfondibili tracce del tacchetto. Tic tic tic.
Ora, io mi chiedo: quella sbagliata, chi era?
Stamattina mi sono svegliata così:
Ora è sera, e sta ancora nevicando.
Bellissimo!
A metà mattina sono uscita per andare al Finanzamt (che sarebbe poi l'Agenzia delle Entrate... ma che begli appuntamenti mattutini, ma qual vita sociale eccitante!), e nevicava talmente forte che a momenti non vedevo nemmeno la strada. Temperatura percepita: -7°C
La sottoscritta era così bardata:
- calzamaglia
- calzettoni
- pantaloni imbottiti da snowboard, water resistant, in tessuto termico
- maglione dolcevita in lana di pecora di Andorra
- piumino imbottito di piume d'oca delle nevi
- berretto di lana rosso che mi da quel tocco da francesina (peccato che non si vedesse sotto il cappuccio del suddetto piumino)
- guanti in ciniglia rossa in tinta col berretto
- stivali-modello doposci con la pelliccia
Ebbene, mentre arrancavo a fatica sul marciapiede innevato cercando di orientarmi come meglio potevo, intabarrata com'ero e schiava degli innumerevoli strati di abbigliamento, al di sotto del cappuccio e in mezzo alla tormenta, vedo pervenire, dalla direzione opposta, un'angelica visione, che mi si è presentata dinnanzi in questo modo:
-minigonna girochiappe estrema
- calze velate
- scarpe décolleté tacco 12
- cappottino corto in panno color panna (e scusate se son ripetitiva)
che zompettava felice lasciando dietro di sé le inconfondibili tracce del tacchetto. Tic tic tic.
Ora, io mi chiedo: quella sbagliata, chi era?
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martedì 30 novembre 2010
Decorazioni natalizie - fette di arancia essiccate
Prima mi son concessa un'ora d'aria e, andando a fare la spesa, ho attraversato uno degli innumerevoli mercatini di natale cittadini. Che son sempre uguali, eh, anno dopo anno. Sempre le solite cianfrusaglie vendute a prezzi spropositati, tipo i cagnolini di fil di ferro (???) o i giocattoli di legno (i miei preferiti!) Ma il profumo del vin brulè e del punsch, le luci, l'odore delle candele di cera d'api e degli incensi profumati, beh fanno sempre un certo effetto, diciamocelo. E mi sono fatta prendere dal mood natalizio. Quindi ho deciso di condividere con la blogopalla intera ciò che considero un vero, personalissimo, successo (non sono molto creativa, e decisamente imbranata per quanto riguarda i lavori manuali): le fettine d'arancia essiccate da usare per le vostre decorazioni natalizie.
Vi occorrono:
- un paio di arance (vanno bene pure i limoni), di medie dimensioni (regolatevi a seconda della quantità di cui avete bisogno e dell'uso che intendete farne. Io ho un alberello tascabile e ho usato un'arancia e un limone)
- nastrini (quelli per i pacchetti, o un qualsiasi nastro da merceria)
- un forno :-)
Cosa dovete fare:
- Tagliare gli agrumi a fettine sottili, partendo dalla 'calotta' superiore in modo dalle ottenere delle fette con gli spicchi "a vista" (capito cosa intendo?)
- mettere le fettine ad asciugare il forno, a temperatura bassissima, tipo 50°C (se ventilato ancora meglio. Io ho un fornetto elettrico scrauso che però ha svolto egregiamente il suo dovere) per molte ore, anche tre. Se la temperatura è troppo alta, le fette rischiano di annerirsi.
- facoltativo: terminare l'essiccatura sul calorifero
- lasciate seccare per bene per un giorno o due
- praticate un foro al centro o nella parte superiore della fetta (sotto la buccia, per capirci) e fateci passare il nastrino.
- voila, i vostri fantastici addobbi bio-green-rustico-chic sono pronti!
Ah, come mi compiaccio. Faranno proprio un figurone sul mio albero nano in plastichetta cheap preso l'anno scorso in un raptus di follia, quando fui colta dall'improvvisa consapevolezza che "ommerdaèquasinataleenonhomancounapalladaappendereallaportadicasa". Ovviamente, seguirà documentazione fotografica ad addobbo ultimato!
Last but not least, la cena di stasera (perché l'uovo con le patate di ieri sera era davvero squallido): medaglioni di tonno [surgelati, ché qua il pesce fresco non esiste] al limone con contorno di zucchine in padella. Oggi sono proprio soddisfatta di me stessa e di questo tripudio di creatività improvvisa!
Vi occorrono:
- un paio di arance (vanno bene pure i limoni), di medie dimensioni (regolatevi a seconda della quantità di cui avete bisogno e dell'uso che intendete farne. Io ho un alberello tascabile e ho usato un'arancia e un limone)
- nastrini (quelli per i pacchetti, o un qualsiasi nastro da merceria)
- un forno :-)
Cosa dovete fare:
- Tagliare gli agrumi a fettine sottili, partendo dalla 'calotta' superiore in modo dalle ottenere delle fette con gli spicchi "a vista" (capito cosa intendo?)
- mettere le fettine ad asciugare il forno, a temperatura bassissima, tipo 50°C (se ventilato ancora meglio. Io ho un fornetto elettrico scrauso che però ha svolto egregiamente il suo dovere) per molte ore, anche tre. Se la temperatura è troppo alta, le fette rischiano di annerirsi.
- facoltativo: terminare l'essiccatura sul calorifero
- lasciate seccare per bene per un giorno o due
- praticate un foro al centro o nella parte superiore della fetta (sotto la buccia, per capirci) e fateci passare il nastrino.
- voila, i vostri fantastici addobbi bio-green-rustico-chic sono pronti!
Ah, come mi compiaccio. Faranno proprio un figurone sul mio albero nano in plastichetta cheap preso l'anno scorso in un raptus di follia, quando fui colta dall'improvvisa consapevolezza che "ommerdaèquasinataleenonhomancounapalladaappendereallaportadicasa". Ovviamente, seguirà documentazione fotografica ad addobbo ultimato!
Last but not least, la cena di stasera (perché l'uovo con le patate di ieri sera era davvero squallido): medaglioni di tonno [surgelati, ché qua il pesce fresco non esiste] al limone con contorno di zucchine in padella. Oggi sono proprio soddisfatta di me stessa e di questo tripudio di creatività improvvisa!
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lunedì 29 novembre 2010
Primo post (gioite, genti!)
Bene. Dopo lunghe elucubrazioni, riflessioni e ripensamenti vari, mi sono finalmente decisa ad inaugurare il mio blog. Dato che, diciamocelo, vivere all'estero e avere un blog ultimamente fa figo. E io, un po' di tempo ce l'ho, per condividere le mie mirabolanti avventure in questa città germanica, ma un po' slava, turca, mediorientale,e pure un po' italiana; nordica, ma anche un po' meridionale, dove tutto pare funzionare (pare, appunto! Ma non cerchiamo il pelo nell'uovo, suvvia!).
E' uno dei vantaggi del lavorare in autonomia, di esser capi di se stessi (ah ah ah... e doppiamente schiavi degli altri, però!). Un ritaglio di tempo, qui e lì, lo si trova.
Oppure lo si ruba al lavoro, tra una scadenza da rispettare e 15 minuti di facebook e i due video assolutamente imperdibili di youtube, magari ci scappa pure un post. Staremo a vedere quanto il mio lato autocelebrante riuscirà ad imporsi sul lato procrastinante.
Sono le nove di sera, le patate sono in pentola, tra un po' ci schiafferò sopra un uovo ad occhio di bue, giusto perché io posso, e perché non ho voglia di spadellare. Ed è un vantaggio del vivere da soli, il mangiare quello che si vuole e quando si vuole (chiaramente, degli svantaggi del vivere in solitudine parleremo in un'altra occasione). Sono appena scesa dopo essere stata convocata urgentemente dalla vicina del piano di sopra, la croata, alla quale si è impallato per l'ennesima volta il computer. Chissà che robaccia avrà scaricato stavolta. Mentre smanettavo fingendo di sapere cosa stavo facendo (ma oh, alla fine ho risolto il problema, attenzione!), mi ha servito circa un litro e mezzo di the allo zenzero che fa tanto bene allo stomaco, alla circolazione e alla vescica, preparato nel seguente modo: 1 cm e mezzo di radice di zenzero grattugiata grossolanamente fatta bollire in 2 litri d'acqua. Lascia riposare qualche minuto e preparati alla cascata bollente e piccante che si impadronirà prepotente del tuo esofago togliendoti il fiato (e la vista, date le lacrime!). Ottimo. Quanta pipì farò stanotte? Si accettano scommesse.
Toh. Su raiuno stanno dando Sissi, nella nuova versione italo-austriaca. Mein gott, mi sembra veramente appropriato, per inaugurare il mio diario viennese. E queste chicche, per concludere, fanno parte dei vantaggi del prendere raiuno come unica rete italiana all'estero. Son soddisfazioni, sono. Cristiana Capotondi è carina, però. Il tizio che fa Franz Joseph, invece, sembra un po' un bambino cresciuto troppo in fretta. Con una faccia un po' cavallina. Un incrocio tra Macaulay Culkin e un cavallo lipizzano, ecco. Non c'è paragone con la bellissima Sissi con Romy Schneider che mia mamma mi costringeva a vedere ad ogni festa comandata.
Nel frattempo, sono riuscita a bruciare le patate. Pommes de terre au carbon, che, condite con l'uovo strapazzato, sono una vera delizia.
E' uno dei vantaggi del lavorare in autonomia, di esser capi di se stessi (ah ah ah... e doppiamente schiavi degli altri, però!). Un ritaglio di tempo, qui e lì, lo si trova.
Oppure lo si ruba al lavoro, tra una scadenza da rispettare e 15 minuti di facebook e i due video assolutamente imperdibili di youtube, magari ci scappa pure un post. Staremo a vedere quanto il mio lato autocelebrante riuscirà ad imporsi sul lato procrastinante.
Sono le nove di sera, le patate sono in pentola, tra un po' ci schiafferò sopra un uovo ad occhio di bue, giusto perché io posso, e perché non ho voglia di spadellare. Ed è un vantaggio del vivere da soli, il mangiare quello che si vuole e quando si vuole (chiaramente, degli svantaggi del vivere in solitudine parleremo in un'altra occasione). Sono appena scesa dopo essere stata convocata urgentemente dalla vicina del piano di sopra, la croata, alla quale si è impallato per l'ennesima volta il computer. Chissà che robaccia avrà scaricato stavolta. Mentre smanettavo fingendo di sapere cosa stavo facendo (ma oh, alla fine ho risolto il problema, attenzione!), mi ha servito circa un litro e mezzo di the allo zenzero che fa tanto bene allo stomaco, alla circolazione e alla vescica, preparato nel seguente modo: 1 cm e mezzo di radice di zenzero grattugiata grossolanamente fatta bollire in 2 litri d'acqua. Lascia riposare qualche minuto e preparati alla cascata bollente e piccante che si impadronirà prepotente del tuo esofago togliendoti il fiato (e la vista, date le lacrime!). Ottimo. Quanta pipì farò stanotte? Si accettano scommesse.
Toh. Su raiuno stanno dando Sissi, nella nuova versione italo-austriaca. Mein gott, mi sembra veramente appropriato, per inaugurare il mio diario viennese. E queste chicche, per concludere, fanno parte dei vantaggi del prendere raiuno come unica rete italiana all'estero. Son soddisfazioni, sono. Cristiana Capotondi è carina, però. Il tizio che fa Franz Joseph, invece, sembra un po' un bambino cresciuto troppo in fretta. Con una faccia un po' cavallina. Un incrocio tra Macaulay Culkin e un cavallo lipizzano, ecco. Non c'è paragone con la bellissima Sissi con Romy Schneider che mia mamma mi costringeva a vedere ad ogni festa comandata.
Nel frattempo, sono riuscita a bruciare le patate. Pommes de terre au carbon, che, condite con l'uovo strapazzato, sono una vera delizia.
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